Durante l’ultimo evento Connecting the Dots organizzato da Domus Academy, è stato protagonista il designer giapponese Ryosuke Fukusada, ex studente del Master in Interior & Living Design, la cui carriera professionale unisce culture, discipline e continenti. Scopri di più!
Oggi figura affermata nel mondo del product e interior design, Ryosuke è tornato – virtualmente – nella sua alma mater per riflettere sull’evoluzione del proprio percorso e offrire agli studenti uno sguardo approfondito sulle realtà del lavoro tra Italia e Giappone.
La conversazione ha ripercorso il suo viaggio, dai paesaggi artigianali di Osaka alla scena internazionale del design. Dopo aver iniziato la carriera presso Sharp Corporation, Ryosuke è passato dall’ingegneria aziendale al design concettuale, iscrivendosi a Domus Academy per immergersi nella scena creativa europea. Gli studi a Milano si sono rivelati un’esperienza fondamentale, grazie all’incontro con icone come Andrea Branzi e Alessandro Mendini, che hanno alimentato una filosofia progettuale basata sulla collaborazione interdisciplinare.
Durante lo stage previsto da Domus Academy, il career Service team di Domus Academy ha introdotto Ryosuke alla celebre designer Patricia Urquiola. Questo incontro lo ha portato ad uno stage nel suo studio, un’opportunità rivelatasi cruciale e trasformatasi in una collaborazione professionale durata quattro anni. Quell’esperienza italiana ha segnato un periodo di intensa crescita, durante il quale Ryosuke ha affrontato nuove sfide creative e ha iniziato a fondere l’estetica giapponese tradizionale con il design contemporaneo europeo.
Il suo ritorno in Giappone ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo: la fondazione del proprio studio a Kyoto. Oggi il suo lavoro attraversa continenti e discipline, con progetti attivi in Portogallo e Giappone che riflettono sia l’eredità artigianale che una visione globale.
Durante l’incontro, Ryosuke ha condiviso osservazioni sui contrasti tra le culture del design italiana e giapponese. Ha descritto i clienti italiani come profondamente alfabetizzati nel design, con alte aspettative e un forte focus sull’originalità, in particolare nei settori dell’arredo e dell’illuminazione. Al contrario, i clienti giapponesi – molto puntuali e orientati ai processi – danno maggiore importanza alla funzionalità e alla precisione tecnica, soprattutto nell’elettronica e nella progettazione meccanica.
Ryosuke ha anche sottolineato l’importanza delle competenze comunicative nella pratica del design. Ha attribuito all’apprendimento della lingua italiana la sua capacità di cogliere le sfumature culturali e costruire relazioni professionali più autentiche. In un contesto in cui molti studenti internazionali si affidano all’inglese, ha evidenziato come abbracciare la lingua locale possa aprire le porte a uno scambio creativo più profondo e a nuove opportunità di carriera.
Ha condiviso inoltre consigli pratici per i giovani designer che si affacciano a un settore in rapida evoluzione. Pur riconoscendo l’importanza di strumenti digitali come l’intelligenza artificiale e il rendering 3D, ha invitato i creativi emergenti a non abbandonare le competenze manuali, come lo sketching e la creazione di prototipi fisici—strumenti che, secondo lui, stimolano idee uniche e conservano l’anima tattile del design. Ha anche incoraggiato gli studenti a non cadere nella trappola del confronto con gli altri e ad accettare il fallimento come parte integrante della crescita creativa.
Un momento particolarmente significativo è emerso quando Ryosuke ha ricordato la sua prima Milano Design Week: la scala e la visibilità nazionale dell’evento gli hanno rivelato il prestigio culturale del design in Italia, un contrasto sorprendente rispetto alle sue esperienze iniziali in Giappone.
La sua attività attuale continua a fondere artigianato e innovazione, narrazione e competenza tecnica. Progetti come la collaborazione con il vetraio italiano FIAM—che ha dato vita a una lampada a sospensione ispirata al fiore Sankayo giapponese—dimostrano la forza di questo approccio ibrido. Presentata al Salone del Mobile 2024, l’opera è una testimonianza del potere del design di superare i confini.
Per studenti e aspiranti designer, l’incontro è stato al tempo stesso fonte di ispirazione e di insegnamento. Il percorso di Ryosuke ha ribadito un messaggio fondamentale: il design non è solo una funzione o una professione—è un modo di comunicare, connettersi e apprendere continuamente.