In un mondo in cui la moda esiste sempre più sia nella dimensione fisica che in quella digitale, gli accessori possono ora vivere contemporaneamente in due mondi.
Una tesi all’avanguardia del Biennio Specialistico in Fashion: Design, Art & Technology di Domus Academy sta ridefinendo cosa significhi creare pezzi di moda sostenibili che esistono in modo significativo in entrambi i regni. Il progetto, riconosciuto da Domus Academy e Fashion United per il suo approccio innovativo, introduce un modello pratico per designer emergenti che navigano la complessa intersezione tra tecnologia, creatività e responsabilità ambientale.
Il Progetto: Aave Atelier
Aave Atelier, il brand concettuale sviluppato come caso studio della tesi, rappresenta un nuovo paradigma nell’imprenditoria della moda. Invece di scegliere tra prodotti fisici o asset digitali, il brand crea accessori che esistono in modo significativo in entrambi i mondi. Ogni pezzo funziona come oggetto tangibile e contemporaneamente vive come elemento digitale capace di connettersi con altre creazioni, aggiungere nuove dimensioni a pezzi esistenti o esistere indipendentemente in spazi virtuali. Questa collaborazione phygital sfida le nozioni tradizionali di proprietà e valore nella moda, incoraggiando i consumatori a pensare diversamente a cosa significhi possedere e indossare accessori.
L’industria della moda affronta un dilemma cruciale: la tecnologia offre opportunità senza precedenti per innovazione e sostenibilità, ma accelera anche il ritmo del fast fashion. La tesi propone che i piccoli brand detengano un vantaggio unico nel bilanciare queste forze contrapposte. Attraverso modelli di business circolari, design modulare e scelte consapevoli dei materiali, i designer emergenti possono sfruttare i benefici della tecnologia mantenendo pratiche autentiche e sostenibili.
Il modello Aave Atelier integra molteplici tecnologie con scopi specifici. La stampa 3D diventa metodo di produzione finale utilizzando filamenti riciclati per una produzione localizzata e on-demand. La realtà aumentata trasforma il coinvolgimento del cliente attraverso prove virtuali su piattaforme come TikTok, creando esperienze guidate dalla community. L’AI funge da ponte comunicativo per visualizzare concetti e ridurre sprechi, dimostrando come i piccoli brand possano accedere a strumenti un tempo riservati ai giganti dell’industria.
Al cuore del progetto risiede un approccio genuinamente circolare basato su assemblaggio e design modulare. I clienti possono combinare pezzi di collezioni diverse per creare combinazioni personalizzate e restituire accessori non più desiderati per essere riciclati in nuovo filamento. Il brand offre anche file stampabili per una produzione locale, riducendo emissioni e sprechi di packaging, trasformando la moda da consumo lineare a ecosistema interattivo.
Il progetto si sviluppa in due fasi: la prima concentrata sugli accessori, la seconda sull’abbigliamento dove gli accessori diventano elementi strutturali dei vestiti. Questa progressione offre un blueprint per coloro che cercano di lanciare brand commercialmente validi e ambientalmente responsabili. La collezione Ornamenta dimostra come patrimonio culturale e tecnologia moderna possano coesistere, onorando la tradizione mentre si abbraccia l’innovazione.
La ricerca prova che i piccoli brand non devono scegliere tra avanzamento tecnologico e valori sostenibili. Prioritizzando la circolarità fin dalla fase di design, i designer emergenti possono creare business che competono nel marketplace digitale rimanendo fedeli ai principi di artigianalità, comunità e responsabilità ambientale.
1. Cos’è la moda phygital?
Accessori che esistono simultaneamente nel mondo fisico e digitale. Puoi indossarli, provarli virtualmente in AR, o combinarli digitalmente con altre creazioni—ridefinendo cosa significa possedere moda.
2. Come può la stampa 3D essere sostenibile?
Produzione on-demand con filamenti riciclati, zero sprechi da scorte, produzione locale. Quando l’accessorio non serve più, torna indietro e diventa nuovo filamento. Loop chiuso.
3. Perché i piccoli brand hanno un vantaggio?
Maggiore agilità. Nessuna infrastruttura tradizionale da gestire, adozione rapida di nuove tech, community autentiche. Il modello on-demand trasforma limiti in opportunità.
4. Che ruolo ha l’AI nel progetto?
Ponte comunicativo, non sostituto della creatività. Visualizza concetti velocemente, riduce campionature inutili, accelera lo sviluppo. L’umano guida, l’AI supporta.
5. È replicabile per altri designer?
Sì. Le tecnologie (stampa 3D, AR, AI) sono sempre più accessibili. La chiave: integrarle fin dal design, prioritizzare circolarità, bilanciare tech e autenticità.